L’Intelligenza Artificiale non è nata negli ultimi anni. Le sue origini risalgono a più di settant’anni fa ed è una branca dell’informatica che cerca di creare sistemi capaci di svolgere compiti che normalmente associamo all’intelligenza umana. L’IA moderna si basa soprattutto sul machine learning, cioè l’apprendimento automatico. Invece di programmare una macchina con tutte le regole necessarie, le si forniscono enormi quantità di dati. Il sistema analizza questi dati e cerca schemi e regolarità che gli permettano di fare previsioni.
Per esempio, se chiediamo a un chatbot di completare la frase “Il cielo è…”, il modello non vede realmente un cielo azzurro nella propria mente. Ha imparato, analizzando moltissimi testi, che dopo la parola “cielo” compare frequentemente “azzurro”. Per questo produce quella parola. Questo non significa che l’IA sia semplicemente un enorme archivio di informazioni. I moderni Large Language Models, o LLM, trasformano i testi in rappresentazioni numeriche molto complesse. Durante l’addestramento, miliardi di parametri vengono modificati per rendere il modello sempre più efficace nel prevedere quale risposta produrre.
Per questo è importante distinguere tra “prevedere” e “capire”. Un’IA può produrre una spiegazione convincente, risolvere un problema o scrivere una storia, ma questo non significa automaticamente che abbia una comprensione del mondo simile alla nostra. Non dobbiamo considerarla né una persona né una macchina magica che conosce tutto ma uno strumento molto potente da imparare a conoscere nelle potenzialità e nei limiti.

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