È questo il problema affrontato dalla "sovranità digitale", che non vuol dire costruire tutto in Europa o rinunciare ai prodotti stranieri ma significa mantenere la capacità di controllare i propri dati, scegliere tra più fornitori, cambiare tecnologia quando necessario e continuare a lavorare anche se un determinato servizio diventa indisponibile.
Bruxelles sta cercando di trasformare questo principio in iniziative concrete. La Commissione europea, per esempio, continua a utilizzare il sistema Microsoft Teams, ma ha deciso di affiancargli un sistema alternativo basato sul protocollo aperto. Non si tratta quindi di sostituire Microsoft, ma di avere una seconda possibilità nel caso in cui il servizio principale non fosse disponibile. Allo stesso tempo l'Unione europea sta cercando di diversificare i propri fornitori di cloud e ha introdotto criteri per valutare quanto un servizio sia realmente "sovrano".
Anche diversi Paesi europei stanno seguendo questa strada, ma con strategie differenti. La Germania sta sviluppando openDesk, un ambiente di lavoro basato su tecnologie open source, mentre lo Schleswig-Holstein ha già iniziato a sostituire progressivamente alcuni strumenti Microsoft con alternative open source. La Francia ha creato Tchap, un sistema di comunicazione per la pubblica amministrazione, e sta sviluppando LaSuite, un ambiente digitale pubblico per documenti, comunicazione e collaborazione. I Paesi Bassi hanno scelto invece di imporre alle amministrazioni un "exit plan": prima di affidarsi a un servizio cloud devono sapere come poterlo abbandonare e trasferire altrove dati e attività.
L'Italia ha concentrato gran parte della propria strategia sulle infrastrutture. La Strategia Cloud Italia punta ad aumentare autonomia tecnologica, controllo dei dati e resilienza dei servizi pubblici. In questo quadro assume un ruolo importante il Polo Strategico Nazionale, destinato a ospitare dati e servizi considerati critici per la pubblica amministrazione.
Il problema, infatti, non è soltanto tecnologico. Quando un'organizzazione utilizza per anni lo stesso programma, conserva tutti i propri dati nello stesso ambiente e costruisce le proprie procedure intorno a quel sistema, cambiare diventa difficile e costoso. È il cosiddetto "vendor lock-in", una dipendenza che può trasformarsi in una vera e propria gabbia tecnologica.
Senza una maggiore autonomia, un guasto, un attacco informatico, una decisione commerciale o una crisi internazionale potrebbero rendere indisponibili servizi essenziali. La sovranità digitale serve quindi soprattutto a evitare una situazione nella quale un'amministrazione, un'azienda o uno Stato non abbia più alternative.
L'obiettivo dell'Europa non sembra essere quello di smettere di utilizzare la tecnologia delle grandi aziende internazionali. È piuttosto quello di evitare una dipendenza assoluta. Avere più fornitori, utilizzare standard aperti, poter trasferire i propri dati e disporre di tecnologie alternative significa conservare una libertà fondamentale: poter scegliere e, soprattutto, poter cambiare.




